Lavorare la Domenica – Articolo di apertura del Blog

1000 € al mese per lavorare 500m sotto terra. Sebbene i minatori abbiano versato il loro sangue sul posto di lavoro e le cave siano ancora produttive, sono tanti i minatori che rischiano di restare a casa per colpa dei fallimenti pilotati, delle join venture e dei sporchi giochi di compravendita societarie

C’era una volta il fine settimana.              Il venerdi si guardava l’orologio, i minuti prima delle 18 sembravano interminabili poi… Yabadabaduuu! Davanti a se si intravvedevano montagne innevate, una cioccolata calda nel bar del paese turistico dove si sarebbe trascorsa la notte e poi una domenica di passeggiate nei boschi oppure una gita al mare o semplicemente due giorni da trascorrere con la propria famiglia.

Il fine settimana è diventato week end, mascherando pian piano il suono familiare di fine, di riposo. Poi nella nostra vita è arrivato il part-time, la priority, la job rotation, l’absence, il canvass, il monetary fee, killare, i report da compilare, gli skill… e tanti inglesismi che sinceramente mi stanno proprio sulle balle.

Ammetto che trovare la Carrefour aperta fino alle 21.30 sia comodo, che telefonare alla Vodafone alle 23.30 potrebbe essere utile, che finire il burro la domenica sera non è più un problema senza soluzione.

Sarebbe meglio secondo voi vietare tassativamente di lavorare la domenica?                     Per fare un esempio in Svizzera, salvo rarissime eccezioni, non se lo sognano neanche di lavorare la domenica. La Domenica significa RIPOSO

“Nel mulino che vorrei” le famiglie possono passare del tempo insieme e non accade che la mamma esce dal call center alle 22 dopo aver rotto i coglioni a mezza Italia con le proposte vessatorie di qualche compagnia telefonica. Nel mio mulino il datore di lavoro gratifica il dipendente meritevole, non lo piega al suo potere con la minaccia di un mancato rinnovo dell’ennesimo contratto a progetto.

Nel mio mondo perfetto il lavoratore precario dovrebbe costare più del lavoratore a tempo indeterminato.

A cosa servono le feste se tanto si lavora? Il Presidente Napolitano ha annunciato che il 17 marzo 2011 sarà Festa Nazionale. Gli Stati Uniti ogni anno festeggiano l’Indipendece Day, lungi da me ammirare le abitudini americane, ma quel nazionalismo sfrenato, spassionato ossessivo lo vedo in Italia solo un mese ogni 4 anni, durante i mondiali di Calcio e mi piacerebbe vederlo in ogni singola città almeno ogni 2 giugno, ma a parte qualche fiacca manifestazione in poche città e quella ufficiale a Roma, non vedo bandiere tricolore sventolare fuori dai balconi, non sento i ragazzi che festeggiano ubriachi per le strade cantare l’inno di Mameli e sinceramente non ne avrei voglia io stesso. Perchè?

Non amiamo il nostro Paese?

Concludo il mio fiumare sconclusionato di parole chiedendomi se esistono semplici accorgimenti per ravvivare l’umore della società, per sanare i rapporti tra le persone, per essere sereni e per rispettarsi.

Invito chiunque voglia scrivere qualcosa di costruttivo, che riguardi questo o altri argomenti di farmi pervenire i vostri testi via mail. Chiedo solamente di essere oggettivi e avere rispetto per i diritti d’autore.

Fabio

Frecce tricolori in onore dell’accordo di collaborazione tra Italia e Germania, svoltasi nella base Nato in provincia di Cagliari a settembre 2009. Per la festa sono stati investiti almeno 1.5milioni di €. Un anno dopo i dipendenti della ditta incaricata alla pulizia della caserma, si sono visti dimezzare lo stipendio perché l’Esercito Italiano, sebbene avesse firmato un contratto pluriennale di fornitura, non aveva più fondi.
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fateci sapere cosa ne pensate e quali potrebbero essere le soluzioni 

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